Gita ad Avila

8 Dicembre, 2008

Dopo altre settimane di routine bestiale (sveglia alle 6, lavoro, corso dalle 18 alle 20 e svenimento serale), abbiamo deciso di concederci una piccola gita fuori porta nel ponte dove milioni di madrileñi vanno a spasso per tutto il paese.

Non avevamo molta energia per affrontare trasferte impegnative quindi dopo una breve tratttativa abbiamo optato per Avila. Ovviamente scegliendo il treno.

Per due motivi in realtá: il primo é che é folle pensare di muoversi in macchina nel ponte prima di Natale, il secondo é che senza libretto di circolazione, avremmo potuto avere qualche problema nell’incontrare una pattuglia.

Venerdí infatti ho faticosamente avviato le procedure per immatricolare la macchina qui in Spagna. E tra i 1000 documenti (sempre naturalmente in originale e in fotocopia) che la brillante burocrazia spagnola mi ha chiesto, ho dovuto abbandonare allo sportello sia il libretto di circolazione che il certificato di proprietá del nostro meraviglioso autoveicolo.

Domani dovrei ritornare in possesso di tutto: spero di non dover consegnare altri documenti tipo il titolo di studio per poter ottenere una fottutissima targa.

Ma torniamo a noi.

Siamo partiti con una lauta colazione nella pasticceria vicino a casa

Faceva un freddo anche dentro… Perché usare l’aria condizionata anche a dicembre? Mah…

La giornata a dirla tutta non prometteva benissimo

Neanche si vedevano le torri di Chamartin quando siamo arrivati in stazione.

Ma non ci siamo fermati per cosí poco: del resto eravamo in formissima quindi abbiamo avviato una profonda e interessante conversazione in treno riguardo ai piani economici attuati da Italia e Spagna

Arrivati ad Avila, ci siamo diretti verso la cittá antica fra auto vecchie e nuove

Faceva un freddo porco: quindi dopo essere entrati nella muraglia

davvero molto affascinante e ben conservata, ci siamo concessi una pausa per mangiare qualcosa

Un paio d’ore dopo abbiamo ripreso il giro.
Per prima cosa volevamo provare il brivido di camminare sulla muraglia

Quindi abbiamo resistito alle ventate gelate e alle scalinate molto ripide divertendoci pure

Il tempo sicuramente non ci stava aiutando

forse addirittura il freddo stava avendo influssi psicotropi

Fatto sta che dopo tre ore di passeggiata, seppur affascinati dalla bellezza del luogo

abbiamo optato per una piú convenzionale sosta al bar per una cioccolata calda e siamo rientrati lucidi come all’andata

Il rientro alla cittá natale si avvicina…


Gite fuori porta: seconda puntata, Segovia

1 Agosto, 2008

Tutto é cominciato quando abbiamo deciso di andare al mare a Valencia per approfittare del fine settimana lungo: il 25 luglio a Madrid infatti é festa per il Santiago Apóstol (a proposito, tra le info utili per chi sta pensando di venire a trovarci c’è anche il nostro calendario lavorativo ) . Ci pensavamo da un po’, ma come al solito non ci siamo organizzati per tempo: ingenui come due agnellini durante la Quaresima, il mercoledí sera abbiamo cominciato a cercare su internet treno e hotel. La variabile che non avevamo per nulla considerato é che era festa anche per gli altri 6 milioni di madrileñi, che abitualmente il fine settimana si riversano sulle coste.

Ovviamente non abbiamo trovato né treno né hotel.

É quindi scattato il piano B: obiettivo trovare un luogo ameno e vicino, da raggiungere in un’oretta di auto, e che non fosse Toledo perché appunto l’avevamo giá vista. Mica facile! E invece sí: Segovia. Un altro gioiellino cagato in mezzo al nulla delle praterie aride spagnole. É che da bravi italiani siamo abituati al fittume: non c’é un centimetro quadrato di territorio lasciato al caso nella penisola, arte e storia ovunque ti giri, campagne urbanizzate e soprattutto, c’e tanta ma tanta gente. In questa parte della Spagna invece ci sono km quadrati di erba bruciata, terra di nessuno a perdita d’occhio, quando va bene boschi, e come sputate lí a caso, ecco le cittá: magari bellissime, magani no, ma comunque oasi nel deserto che ti appaiono all’improvviso.

Ecco Segovia è una di queste cittá: ad appena un’ora di auto da Madrid, ma dopo essere usciti dall’immenso agglomerato urbano della Comunidad Autonoma (che non è facile: bisogna essere ben attrezzati di cartine, stradario e schema del percorso!) ed essere entrati nella regione della Castilla y León, aver svalicato la boscosa Sierra de Guadarrama, aver attraversato le lande desolate di cui sopra, ecco che ti trovi davati una immensa cattedrale gotica di pietra ocra imponente e irreale nella sua presenza, come una fata morgana.

La pietra é semplicemente quella quella che si trova qui attorno e tutte le chiese della zona furono costruite con essa. Semplicemente romaniche e bellissime: piccole pievi sparpagliate in quá e lá che al tramonto si colorano di rosso. Daverio lo chiamerebbe “genius loci”.

Dimenticavo, per godere di tutto ció i nostri due ingenui agnellini sono riusciti anche ad infilarsi nel peggior ingorgo degli ultimi tempi che la A6-AP61 ricordi: 8 km di coda a 4 corsie sotto il caldo sole delle 14….

Torniamo a Segovia: é una cittá che non finisce di sorprendere. Innanzitutto da bravi ignorantoni non sapevamo che é anch’essa Patrimonio Unesco. Poi é la cittá piú spagnola che abbiamo visto finora. Poi il primo incontro che abbiamo fatto é stato con una bellissima cicogna che ci svolazzava sopra le teste: l’abbiamo seguita e abbiamo scoperto che aveva nidificato in pieno centro nuovo, in una strada trafficata sopra due cedri molto vecchi, praticamente un condominio di cicogne

Il volo delle cicogne ci ha accompagnato per tutta la visita alla cittá.

Al parcheggio, essendo la cittá molto piú organizzata di noi, ci hanno munito di cartina gratuita della cittá e abbiamo fatto la seconda grande scoperta della giornata: c’é l’acquedotto romano! Cioé, sí, dai, proprio quello che avevamo visto alla tv nella pubblicitá progresso sul patrimonio artistico e ci eravamo detti: “caspita, ma c’è una roba cosí in Spagna? Chissá dov’é? Sicuramente al sud”. Ignoranza nei mucchi!!

E invece questo meraviglioso capolavoro di ingegnieria, maestoso e stendahliano ce lo siamo trovato proprio sotto… sopra i nostri occhi!

Comincia piccolo come una fontana

poi cresce piano piano


si aggiunge il primo ordine di archi, poi il secondo e diventa altissimo

e ti toglie il fiato e guardi la cittá vecchia attraverso i suoi archi, la cattedrale e i tetti medievali, poi passi dall’altra parte per vedere anche la campagna attraverso di lui, e poi stai col naso all’insú finché non ti viene male al collo, e poi fai mille foto da tutti i versi, perché è anche molto fotogènico.

All’acquedotto si congiungono le mura della cittá: si puó salire anche fino in cima per vederlo dalla sua altezza. Da lì poi si arriva alla cattedrale e alla Plaza Mayor, molto particolare con un romantico gazebo in ferro battuto al centro.
E per stare in linea con il romanticismo della cittá la sera abbiamo cenato nel centro storico su di una terrazza panoramica dove si vedeva il sole colorare le case e i campi di grano e le cicogne volare sopra la cittá. Purtroppo non avevamo la macchina fotografica con noi, e così non abbiamo potuto neanche documentare la cattedrale di notte vista da fuori cittá. Magari la prossima volta.

Il giorno dopo siamo tornati in cittá per vedere alcune delle bellissime chiese romaniche tipiche della regione: vado pazza per le chiese romaniche, e quelle di Segovia valgono ben una visita!


E questo cos’è?
Non é Segovia, bensí la residenza reale La Granja, che si trova a 5km da Segovia verso la Sierra, appena oltrepassato un fantastico lago boscoso. In questo breve tragitto il paesaggio cambia completamente: si passa dalla classica campagna arida spagnola, a colline boscose e case di montagna, che pare essere in Baviera. Invece si arriva a S.Ildefonso, sede di una delle fabbriche reali del vetro, e tra parentesi c’é un museo che dev’essere molto bello, se vi piace il vetro soffiato. Noi lo visiteremo il prossimo sabato. Il paesello è carino, tutto rimesso a nuovo e prettamente turistico. Il bello del posto peró sono i giardini della residenza reale, molto vasti e vari. Ci sono alberi che paiono essere lì dai tempi della costruzione: grandissimi e vissuti. Ci sono giochi d’acqua, canali e piscine, fontane in bronzo che una volta al giorno vengono fatte funzionare. Poi ci sono boschi e boschetti, alcuni lasciati crescere al naturale col sottobosco fittissimo. Poi c’è il labirinto e noi non abbiamo resistito alla tentazione di perderci dentro: chissá cosa non ci combinavano i vari nobilucci della corte tra queste siepi….


Gite fuori porta: prima puntata, Toledo

26 Luglio, 2008

Due settimane fa abbiamo inaugurato la nostra nuova tradizione delle gite fuori Madrid.

Per iniziare abbiamo scelto Toledo.

Organizzazione svizzera come sempre: abbiamo deciso di andare in treno all’ultimo minuto e fino a poche ore prima della partenza non sapevamo neanche da quale stazione sarebbe partito. Scoperto che la stazione era Atocha, ci siamo diretti bel belli alla biglietteria. L’idea era quella di acquistare un biglietto della linea ad alta velocitá (per gli amici AVE).

Il problema era che non avevamo fatto i conti con l’oggetto misterioso delle stazioni spagnole: l’orario dei treni. Oltre a non averlo consultato a casa, non ne abbiamo trovato neppure uno alla stazione. Quindi ci siamo messi in fila per acquistare il biglietto; d’altronde avevamo solo 40 persone davanti a noi…

Arrivati stremati allo sportello abbiamo scoperto che il primo treno utile sarebbe partito 2 ore dopo…

Abbandonati ad Atocha per le due ore seguenti abbiamo quindi deciso di avviare una dettagliata esplorazione della stazione, scoprendola in effetti piú interessante di quello che ci aspettassimo. (Vorremmo dettagliare l’affermazione con una foto, ma avevamo pure scordato di caricare la batteria della macchina fotografica).

La nuova stazione di Atocha (rifatta dopo l’attentato) è praticamente un giardino botanico dentro a una struttura di metallo e vetro probabilmente ottocentesca. Il giardino botanico contiene alberi tropicali e uno stagno pieno di tartarughe palesemente felici.

L’altro lato della stazione assomiglia invece a un aeroporto: c’è un gate, un controllo bagagli e un controllo biglietti. Tutto questo per poter accedere ai binari…

Quasi distrutti per la lunga attesa siamo finalmente riusciti a “imbarcarci” sul treno. Tutto nuovo, comodo e puntuale: quasi delle sedie da barbieri al posto delle solite scomodissime poltronicine. Dopo solo mezz’ora di viaggio (piú di 80 km e J che é riuscito comunque ad abbioccarsi) eravamo giá arrivati alla bellissima stazione di Toledo. Inaugurata nel 1919, è in stile “neo-mudéjar” ( una rivisitazione moderna dell’omonimo stile arabo-iberico: mudéjar) e merita una visita.

La cittá storica è bellissima (non per niente è patrimonio dell’UNESCO): medioevale e abbarbicata su di un’altura. Da dentro assomiglia molto alle cittá toscane e umbre: vicoli stretti e tortuosi, balconcini in ferro battuto, piazzette meravigliose. Ci siamo quindi persi quasi subito alla ricerca di scorci imperdibili, per poi accorgerci che non potevamo fare molte foto perchè avevamo dimenticato anche il caricabatteria della digitale.

Tra le cose piú belle che abbiamo visto: ovviamente tantissimi scorci, ovviamente la cattedrale e le sue vetrate e infine a sorpresa la Sinagoga del Tránsito (che oggi ospita il Museo Sefardí), bellissimo edificio del 14 sec.

In giro molti turisti, quasi tutti americani, e una infinita serie di negozietti di inutili spade, armature, balestre e altre amenitá finto medioevali. Dopo una giornata di vagabondaggio abbiamo trovato un hostal silenzioso e pulito per dormire il sabato notte. Abbiamo cenato al circolo delle arti: un altro bellissimo locale ospitato in una chiesa romanica sconsacrata. Davvero meritevole: buon cibo, buona musica e belle esposizioni.

Il giorno dopo, rinfrancati da un sonno ristoratore, abbiamo oziosamente girovagato per le straduzze, incrociando alcuni tipici (?) eventi di questo turistico mondo: un matrimonio di gitani (non mancavano iconografici baldi giovani con i capelli lunghi legati, in completi bianchi col panciotto, camicia viola o altri improbabili colori, camperos ai piedi e infine catenone con medaglione d’oro al collo); un corteo immenso di moto che stava attraversando tutta la regione e che ha sfilato proprio davanti alla cattedrale.

Domenica sera siamo tornati a casa soddisfatti di questa nostra prima gita: chi se l’aspettava che appena fuori dalla conca desertica che circonda Madrid ci fossero tali gioiellini?