Tutto é cominciato quando abbiamo deciso di andare al mare a Valencia per approfittare del fine settimana lungo: il 25 luglio a Madrid infatti é festa per il Santiago Apóstol (a proposito, tra le info utili per chi sta pensando di venire a trovarci c’è anche il nostro calendario lavorativo ) . Ci pensavamo da un po’, ma come al solito non ci siamo organizzati per tempo: ingenui come due agnellini durante la Quaresima, il mercoledí sera abbiamo cominciato a cercare su internet treno e hotel. La variabile che non avevamo per nulla considerato é che era festa anche per gli altri 6 milioni di madrileñi, che abitualmente il fine settimana si riversano sulle coste.
Ovviamente non abbiamo trovato né treno né hotel.

É quindi scattato il piano B: obiettivo trovare un luogo ameno e vicino, da raggiungere in un’oretta di auto, e che non fosse Toledo perché appunto l’avevamo giá vista. Mica facile! E invece sí: Segovia. Un altro gioiellino cagato in mezzo al nulla delle praterie aride spagnole. É che da bravi italiani siamo abituati al fittume: non c’é un centimetro quadrato di territorio lasciato al caso nella penisola, arte e storia ovunque ti giri, campagne urbanizzate e soprattutto, c’e tanta ma tanta gente. In questa parte della Spagna invece ci sono km quadrati di erba bruciata, terra di nessuno a perdita d’occhio, quando va bene boschi, e come sputate lí a caso, ecco le cittá: magari bellissime, magani no, ma comunque oasi nel deserto che ti appaiono all’improvviso.
Ecco Segovia è una di queste cittá: ad appena un’ora di auto da Madrid, ma dopo essere usciti dall’immenso agglomerato urbano della Comunidad Autonoma (che non è facile: bisogna essere ben attrezzati di cartine, stradario e schema del percorso!) ed essere entrati nella regione della Castilla y León, aver svalicato la boscosa Sierra de Guadarrama, aver attraversato le lande desolate di cui sopra, ecco che ti trovi davati una immensa cattedrale gotica di pietra ocra imponente e irreale nella sua presenza, come una fata morgana.

La pietra é semplicemente quella quella che si trova qui attorno e tutte le chiese della zona furono costruite con essa. Semplicemente romaniche e bellissime: piccole pievi sparpagliate in quá e lá che al tramonto si colorano di rosso. Daverio lo chiamerebbe “genius loci”.
Dimenticavo, per godere di tutto ció i nostri due ingenui agnellini sono riusciti anche ad infilarsi nel peggior ingorgo degli ultimi tempi che la A6-AP61 ricordi: 8 km di coda a 4 corsie sotto il caldo sole delle 14….
Torniamo a Segovia: é una cittá che non finisce di sorprendere. Innanzitutto da bravi ignorantoni non sapevamo che é anch’essa Patrimonio Unesco. Poi é la cittá piú spagnola che abbiamo visto finora. Poi il primo incontro che abbiamo fatto é stato con una bellissima cicogna che ci svolazzava sopra le teste: l’abbiamo seguita e abbiamo scoperto che aveva nidificato in pieno centro nuovo, in una strada trafficata sopra due cedri molto vecchi, praticamente un condominio di cicogne 
Il volo delle cicogne ci ha accompagnato per tutta la visita alla cittá.
Al parcheggio, essendo la cittá molto piú organizzata di noi, ci hanno munito di cartina gratuita della cittá e abbiamo fatto la seconda grande scoperta della giornata: c’é l’acquedotto romano! Cioé, sí, dai, proprio quello che avevamo visto alla tv nella pubblicitá progresso sul patrimonio artistico e ci eravamo detti: “caspita, ma c’è una roba cosí in Spagna? Chissá dov’é? Sicuramente al sud”. Ignoranza nei mucchi!!
E invece questo meraviglioso capolavoro di ingegnieria, maestoso e stendahliano ce lo siamo trovato proprio sotto… sopra i nostri occhi!
Comincia piccolo come una fontana
poi cresce piano piano

si aggiunge il primo ordine di archi, poi il secondo e diventa altissimo

e ti toglie il fiato e guardi la cittá vecchia attraverso i suoi archi, la cattedrale e i tetti medievali, poi passi dall’altra parte per vedere anche la campagna attraverso di lui, e poi stai col naso all’insú finché non ti viene male al collo, e poi fai mille foto da tutti i versi, perché è anche molto fotogènico.
 |
 |
All’acquedotto si congiungono le mura della cittá: si puó salire anche fino in cima per vederlo dalla sua altezza. Da lì poi si arriva alla cattedrale e alla Plaza Mayor, molto particolare con un romantico gazebo in ferro battuto al centro.
E per stare in linea con il romanticismo della cittá la sera abbiamo cenato nel centro storico su di una terrazza panoramica dove si vedeva il sole colorare le case e i campi di grano e le cicogne volare sopra la cittá. Purtroppo non avevamo la macchina fotografica con noi, e così non abbiamo potuto neanche documentare la cattedrale di notte vista da fuori cittá. Magari la prossima volta.

Il giorno dopo siamo tornati in cittá per vedere alcune delle bellissime chiese romaniche tipiche della regione: vado pazza per le chiese romaniche, e quelle di Segovia valgono ben una visita!
 |
 |

E questo cos’è?
Non é Segovia, bensí la residenza reale La Granja, che si trova a 5km da Segovia verso la Sierra, appena oltrepassato un fantastico lago boscoso. In questo breve tragitto il paesaggio cambia completamente: si passa dalla classica campagna arida spagnola, a colline boscose e case di montagna, che pare essere in Baviera. Invece si arriva a S.Ildefonso, sede di una delle fabbriche reali del vetro, e tra parentesi c’é un museo che dev’essere molto bello, se vi piace il vetro soffiato. Noi lo visiteremo il prossimo sabato. Il paesello è carino, tutto rimesso a nuovo e prettamente turistico. Il bello del posto peró sono i giardini della residenza reale, molto vasti e vari. Ci sono alberi che paiono essere lì dai tempi della costruzione: grandissimi e vissuti. Ci sono giochi d’acqua, canali e piscine, fontane in bronzo che una volta al giorno vengono fatte funzionare. Poi ci sono boschi e boschetti, alcuni lasciati crescere al naturale col sottobosco fittissimo. Poi c’è il labirinto e noi non abbiamo resistito alla tentazione di perderci dentro: chissá cosa non ci combinavano i vari nobilucci della corte tra queste siepi….