Cuba por fin – Terza parte

20 Giugno, 2009

Le otto ore di autobus da Pinar del Rio a Trinidad si fanno sentire al nostro arrivo anche se tutto sommato le abbiamo fatte su alcune delle “autostrade” meglio tenute dell’isola.

Trinidad ci accoglie immediatamente con le sue meravigliose stradine, i suoi colori

e i suoi mercatini…

Ah… quanta eccitazione…

Organizzati come sempre, avevamo scelto durante il viaggio una casa particular che ci ispirava.

Ma una volta arrivati era occupata e il fotografo che la gestisce ci ridirige (a Cuba si trova sempre un’alternativa) da Marilú, un paio di case a lato.

L’impressione é buona (accolti da Vicky, il cane di casa, e si confermerá un’ottima scelta) cosí ci alloggiamo, lasciamo i bagagli e partiamo alla scoperta delle meraviglie della cittá.

Siamo a due passi dalla piazza centrale, la Plaza Mayor e approfittiamo per visitarla subito.

Ci sentiamo davvero a casa in questo posto e la Plaza ci toglie subito il fiato

Ceniamo lí in giro (troppo caro) e facciamo un paio di foto visto l’ambiente e i personaggi…

Il giorno dopo subito in spiaggia!!

¡¡¡Che meraviglia!!!

Naturalmente al mattino perdiamo l’autobus per andarci (gli orari e le fermate non sono esattamente tedeschi) peró dividiamo un taxi con una coppia di divertentissimi canadesi.

La playa Ancon é davvero quello che cercavamo dopo tanto girovagare

Quasi completamente cotti dal sole e dal vento facciamo comunque fatica ad andare via…

Del resto chi poteva darmi torto? Siamo ai Caraibi o no?!?!?

Alla fine rientriamo e decidiamo di cenare in casa con aragosta come proposto da Marilú (spendendo meno della sera precedente). L’aragosta, anche se fresca, purtroppo era un pó troppo cosparsa di salsa marsalata: sará per la prossima volta. Ci godiamo nuovamente la terrazza

e a letto.

Al risveglio la incontrollabile voglia di spupazzare coglie Alessia come al solito e passiamo una bella oretta in casa a rincorrere bestiole per la casa

nell’entusiasmo generale

La fame di spiaggia é incontenibile: torniamo subito a la playa Ancon dopo una sana colazione caraibica

(anche troppo… e un bel panino con il chorizo?)
Ancón é un incanto

Torniamo completamente distrutti e ci concediamo un pó di relax prima della cena in casa

Controllando gli orari degli autobus al rientro dalla spiaggia, ci rendiamo conto che saremmo potuti partire per Santa Clara solo due gg dopo. Ci rassegniamo molto rapidamente: Trinidad e la famiglia di Marilú sono la cosa migliore vissuta a Cuba fino ad ora.

Ci concediamo un altro giorno di spiaggia quindi e passeggiamo un pó per Trinidad per gustarci gli ultimi momenti qui

Anche se siamo stati benissimo arriva il momento dei saluti.
Spupazziamo Vicky per l’ultima volta e ci facciamo una bella foto di famiglia

anche se Alessia non ne voleva sapere di mollare la piccola…
Lasciare Trinidad é stato davvero molto difficile ma la visita alla tomba del Che era assolutamente da fare.
Partiamo da una stazione piuttosto monotematica nelle sue decorazioni

e un autobus lento e freddissimo ci porta a Santa Clara in tre ore.
Lí non siamo altrettanto fortunati con la casa; la signora consigliataci da Marilú (sempre il passa parola) non puó ospitarci e ci dirige da una sua amica piuttosto pesante.

Peró qui abbiamo una missione e dovremo dormirci solo una notte.

La tomba del Che é l’unica cosa degna di nota in una cittá sporca e inquinata.
Ma ci trasmette immediatamente tutto il suo fascino

e per qualche ora torniamo a sognare…
Poi il puzzo e la freneticitá della cittá ci riportano tristemente alla realtá: é il momento di tornare a La Habana.
Non sono ore facili ve lo assicuro

anche se riusciamo a concederci qualche sprazzo di ottimismo

(meglio dire di patacchismo nel mio caso) nella ospedaliera stazione degli autobus di Santa Clara.
Dopo un allucinante inizio di viaggio circondati di musica latina orribile che mi aveva fatto temere il peggio, l’autobus ci porta piú tranquillamente a destinazione.
Torniamo a dormire anche se solo per una notte dalla signora che ci aveva ospitato a la Habana.
Ci resta solo un giorno e decidiamo di fare il tour classico del turista: mercatini, mojito a la Bodeguita del Medio (dove per mangiare circondati da italiani quasi ci spellano), daiquiri a la Floridita e tante foto.

Finiamo il nostro tour chiacchierando un paio d’ore con la padrona di casa su quanto é cambiata la vita a la Habana e quanto é dura avere tante limitazioni.
É arrivato il taxi: il volo per Madrid ci aspetta.
Alla prossima volta Cuba e grazie.


Cuba por fin – Seconda parte

12 Aprile, 2009

L’arrivo a Pinar del Rio é caratterizzato dalla caccia all’uomo.

Infatti, appena i turisti scendono dall’autobus, vengono assediati da molte persone che ti propongono di dormire a casa loro, di fare un’escursione, di comprare sigari, ecc.

Dopo una breve trattativa ci accordiamo con “el moro”, un ragazzone di 110 chili che faceva pugilato e che ha un appartamento la cui vista dá proprio sul parcheggio degli autobus. Tutto casa e lavoro insomma.

Diciamo che, con ogni probabilitá, in casa non mancava il cibo

In ogni caso sanno il loro mestiere e l’accoglienza é ottima. Ci piazziamo immediatamente sul terrazzino per pranzare e la signora ci fa capire subito che in casa non si scherza con le razioni

El moro ci organizza subito un’uscita a vedere come si lavora la pianta piú importante in questa zona: il tabacco.

Andiamo niente popó di meno che da Robaina, l’unico privato che ha dato nome a una marca di puros (sigari).

Ci portano due amici del nostro padrone di casa (ovviamente) a bordo di una meravigliosa Lada

con vetri rossi che ci garantiscono una visione “Chernobyl” del paesaggio veramente irripetibile

Sul posto ci accoglie come guida uno dei nipoti del decano Robaina

che, senza nessuna voglia, ci descrive il funzionamento della piantagione e ci fa spiare l’interno di una delle affascinanti case del tabacco.

Veder preparare un puro (anche se in modo molto semplificato) resta un’esperienza affascinante

Rientriamo in cittá e passiamo la serata al teatro Milanes. Davvero un posto fantastico con un patio all’aperto dove abbiamo ascoltato un gruppo locale e incontrato un cantante davvero molto simpatico, Felix.

Il giorno dopo via, verso Maria la Gorda. Il viaggio da Pinar del Rio é piuttosto lungo (2 ore e mezza di strada) ma volevamo assolutamente vederla.

Infatti la spiaggia é un vero paradiso

Ecco cosa voleva dire: stare ai Caraibi…
Passiamo la giornata fra sole, acqua cristallina e libri: una vera meraviglia. Anche se ovviamente finiamo per bruciarci.

Dedichiamo l’ultimo giorno a Pinar del Rio a una gita a Viñales.
Ce l’avevano consigliata tutti e non potevamo non vederla ma l’impressione é che fosse decisamente troppo turistica per i nostri gusti.

Decidiamo subito di prendere una bici per visitarne i dintorni e vedere i famosi “monogotes

Partiamo piuttosto baldanzosi

circondati da un paesaggio davvero meraviglioso

nel quale forse anche Tim Burton si sarebbe trovato a suo agio

Completamente distrutti da quasi tre ore di bicicletta sotto il sole circondati da compagnie discutibili

decidiamo che la nostra gita si poteva limitare al primo punto segnalato dalla guida, il mural de la preistoria.

Mangiamo qualcosa sul posto circondati da italiani e rantoliamo di nuovo in cittá.
Ci facciamo venire a prendere di nuovo dagli amici della Lada inviando un SMS da 3 euro (!).
Il giorno dopo decidiamo di prendere un taxi compartido per Trinidad.
Pinar del Rio non é una cittá molto publicizzata ma ci é piaciuta: é molto attiva e molto cubana, ha il suo fascino

Salutiamo e ringraziamo el Moro pronti per la prossima destinazione: Trinidad.
Solo 8 ore di macchina ci separano dalla meta…


Cuba por fin – Prima parte

6 Aprile, 2009

Dopo ormai 9 mesi di permanenza all’estero, abbiamo deciso di concederci il viaggio di nozze.

Eh giá: con tutti i preparativi per il matrimonio e il trasloco, l’anno scorso non eravamo riusciti a prenderci un pó di tempo per fare un bel viaggio.

Quindi una volta tornati dalle vacanze di Natale a Faenza, abbiamo iniziato a programmare il viaggio tanto anelato.  Marzo ci era parso il momento migliore per visitare Cuba; stagione secca, inverno caraibico quindi almeno 20 gradi.

Le offerte erano piuttosto buone: la crisi aiuta per certe cose…

Naturalmente abbiamo prenotato solo il viaggio in aereo (con Cubana…) e due notti in albergo per ambientarci appena arrivati a la Habana. Il resto lo avremmo improvvisato in base a una traccia di percorso preparato qui.  In realtá non preparammo molto prima di partire (soprattutto per colpa mia…).

Il venerdí pomeriggio ci presentiamo al T1 pronti per affrontare il lungo volo (10 ore) cotti come due ceci. In aereo proviamo a dormire ma non é cosi semplice con l’impianto audio che si blocca e continua a fischiare incontrollato per ore nella disperazione collettiva.

Arriviamo piuttosto sconvolti nella serata dello stesso venerdí (loro sono indietro di 6 ore) e dopo aver cambiato i nostri euro in CUC, veniamo catapultati in un taxi da un servizio d’ordine organizzato in modo quasi militare per distribuire i turisti appena arrivati.

Per 25 CUC ci porta al nostro albergo nel centralissimo quartiere Vedado.

Nei quasi venti chilometri che ci separano dalla cittá iniziamo ad apprezzare cosa vedremo a Cuba: un parco macchine molto curioso, povertá ma anche tanta vitalitá.

L’albergo non é un granché almeno per gli standard europei: costa una follia (80 CUC  a notte) e non é neppure particolarmente pulito. Ci convinciamo della validitá delle casas particulares come alternativa agli alberghi.

Andiamo a letto cercando di prendere il ritmo del fuso orario e tutto sommato ci svegliamo piuttosto pronti

La cittá ci aspetta!!

Partiamo per l’esplorazione della Habana vieja. Ovviamente con i meravigliosi mezzi messi a disposizione dalla ingegnosa popolazione cubana.

A la Habana restiamo tre giorni girovagando spesso con il naso all’insú affascinati da tanti palazzi e tanti scorci meravigliosi

Giornate interessanti passate fra messaggi intelligenti

auto imperdibili

(avevate mai sentito parlare della FIAT Polski???) e momenti di autentica emozione

abbiamo passato l’ultimo giorno in compagnia di una vecchia amica di famiglia

che non riesce a spiegarsi in nessun modo il motivo del disfacimento italiano degli ultimi anni… Ah la saggezza…

Ma nuove avventure ci attendono e partiamo sognanti verso nuovi orizzonti

Ci trasferiamo a Pinar del Rio nell’est dell’isola. Sulla strada diversi messaggi ci ricordano che stiamo entrando in una regione molto attiva e produttiva dell’isola


¡Un mojito, Pedro!

3 Aprile, 2009

Comincia così il nostro viaggio a Cuba: con il barista del Galileo che urla al collega la mia ordinazione, mentre dietro di noi Daniele Silvestri sta cercando nel pubblico italo-madrileño un qualche fortunato che abbia avuto la buona idea di andarsene dall’Italia prima della “sua scesa in campo”.
Non c’è bisogno di specificare il soggetto, ovviamente. Ne trova uno, che alza la mano in mezzo alla folla. Non posso evitare di chiedermi che cosa pensi dell’Italia di oggi, così diversa da quella di appena 15 anni fa. O se sia come quegli emigranti da Little Italy, che nella nuova patria e a distanza di decenni continuano a riproporre un paese inconsapevolmente anacronistico, che esiste solo nei loro ricordi.
Il mohito del buon Pepe e “la paranza” mi fanno volare con la mente a Cuba. Mi gusto il piacere del sabato del villaggio: mi aspetto molto da Cuba, chissà se sarà all’altezza delle mie aspettative.
E mentre assieme al pubblico intono il coro “Venceremos, adelante. O victoria o muerte”, provo la certezza che sarà un gran viaggio!