Comincia così il nostro viaggio a Cuba: con il barista del Galileo che urla al collega la mia ordinazione, mentre dietro di noi Daniele Silvestri sta cercando nel pubblico italo-madrileño un qualche fortunato che abbia avuto la buona idea di andarsene dall’Italia prima della “sua scesa in campo”.
Non c’è bisogno di specificare il soggetto, ovviamente. Ne trova uno, che alza la mano in mezzo alla folla. Non posso evitare di chiedermi che cosa pensi dell’Italia di oggi, così diversa da quella di appena 15 anni fa. O se sia come quegli emigranti da Little Italy, che nella nuova patria e a distanza di decenni continuano a riproporre un paese inconsapevolmente anacronistico, che esiste solo nei loro ricordi.
Il mohito del buon Pepe e “la paranza” mi fanno volare con la mente a Cuba. Mi gusto il piacere del sabato del villaggio: mi aspetto molto da Cuba, chissà se sarà all’altezza delle mie aspettative.
E mentre assieme al pubblico intono il coro “Venceremos, adelante. O victoria o muerte”, provo la certezza che sarà un gran viaggio!
Pubblicato da alejrnoi