Le otto ore di autobus da Pinar del Rio a Trinidad si fanno sentire al nostro arrivo anche se tutto sommato le abbiamo fatte su alcune delle “autostrade” meglio tenute dell’isola.
Trinidad ci accoglie immediatamente con le sue meravigliose stradine, i suoi colori
e i suoi mercatini…
Ah… quanta eccitazione…
Organizzati come sempre, avevamo scelto durante il viaggio una casa particular che ci ispirava.
Ma una volta arrivati era occupata e il fotografo che la gestisce ci ridirige (a Cuba si trova sempre un’alternativa) da Marilú, un paio di case a lato.
L’impressione é buona (accolti da Vicky, il cane di casa, e si confermerá un’ottima scelta) cosí ci alloggiamo, lasciamo i bagagli e partiamo alla scoperta delle meraviglie della cittá.
Siamo a due passi dalla piazza centrale, la Plaza Mayor e approfittiamo per visitarla subito.
Ci sentiamo davvero a casa in questo posto e la Plaza ci toglie subito il fiato
Ceniamo lí in giro (troppo caro) e facciamo un paio di foto visto l’ambiente e i personaggi…
Il giorno dopo subito in spiaggia!!
¡¡¡Che meraviglia!!!
Naturalmente al mattino perdiamo l’autobus per andarci (gli orari e le fermate non sono esattamente tedeschi) peró dividiamo un taxi con una coppia di divertentissimi canadesi.
La playa Ancon é davvero quello che cercavamo dopo tanto girovagare
Quasi completamente cotti dal sole e dal vento facciamo comunque fatica ad andare via…
Del resto chi poteva darmi torto? Siamo ai Caraibi o no?!?!?
Alla fine rientriamo e decidiamo di cenare in casa con aragosta come proposto da Marilú (spendendo meno della sera precedente). L’aragosta, anche se fresca, purtroppo era un pó troppo cosparsa di salsa marsalata: sará per la prossima volta. Ci godiamo nuovamente la terrazza
e a letto.
Al risveglio la incontrollabile voglia di spupazzare coglie Alessia come al solito e passiamo una bella oretta in casa a rincorrere bestiole per la casa
nell’entusiasmo generale
La fame di spiaggia é incontenibile: torniamo subito a la playa Ancon dopo una sana colazione caraibica
(anche troppo… e un bel panino con il chorizo?)
Ancón é un incanto
Torniamo completamente distrutti e ci concediamo un pó di relax prima della cena in casa
Controllando gli orari degli autobus al rientro dalla spiaggia, ci rendiamo conto che saremmo potuti partire per Santa Clara solo due gg dopo. Ci rassegniamo molto rapidamente: Trinidad e la famiglia di Marilú sono la cosa migliore vissuta a Cuba fino ad ora.
Ci concediamo un altro giorno di spiaggia quindi e passeggiamo un pó per Trinidad per gustarci gli ultimi momenti qui
Anche se siamo stati benissimo arriva il momento dei saluti.
Spupazziamo Vicky per l’ultima volta e ci facciamo una bella foto di famiglia
anche se Alessia non ne voleva sapere di mollare la piccola…
Lasciare Trinidad é stato davvero molto difficile ma la visita alla tomba del Che era assolutamente da fare.
Partiamo da una stazione piuttosto monotematica nelle sue decorazioni
e un autobus lento e freddissimo ci porta a Santa Clara in tre ore.
Lí non siamo altrettanto fortunati con la casa; la signora consigliataci da Marilú (sempre il passa parola) non puó ospitarci e ci dirige da una sua amica piuttosto pesante.
Peró qui abbiamo una missione e dovremo dormirci solo una notte.
La tomba del Che é l’unica cosa degna di nota in una cittá sporca e inquinata.
Ma ci trasmette immediatamente tutto il suo fascino
e per qualche ora torniamo a sognare…
Poi il puzzo e la freneticitá della cittá ci riportano tristemente alla realtá: é il momento di tornare a La Habana.
Non sono ore facili ve lo assicuro
anche se riusciamo a concederci qualche sprazzo di ottimismo
(meglio dire di patacchismo nel mio caso) nella ospedaliera stazione degli autobus di Santa Clara.
Dopo un allucinante inizio di viaggio circondati di musica latina orribile che mi aveva fatto temere il peggio, l’autobus ci porta piú tranquillamente a destinazione.
Torniamo a dormire anche se solo per una notte dalla signora che ci aveva ospitato a la Habana.
Ci resta solo un giorno e decidiamo di fare il tour classico del turista: mercatini, mojito a la Bodeguita del Medio (dove per mangiare circondati da italiani quasi ci spellano), daiquiri a la Floridita e tante foto.
Finiamo il nostro tour chiacchierando un paio d’ore con la padrona di casa su quanto é cambiata la vita a la Habana e quanto é dura avere tante limitazioni.
É arrivato il taxi: il volo per Madrid ci aspetta.
Alla prossima volta Cuba e grazie.
23 Giugno, 2009 alle 11:10 pm |
Ciao bella nipotina e ciao nipote acquisito, come state ? E’ da un po’ che non sbirciavo nel vostro sito e vedo che ve la cavate bene. Mi piace la vostra immagine di Cuba e ho un nostalgia di qualcosa che assomigli un po’ alla sinistra se così si può dire senza passare per sovversivi.
Da noi è tutto così sbiadito, ci mancava solo Papi !!!!
Tanti saluti da tutti noi, ciao.