Due settimane fa abbiamo inaugurato la nostra nuova tradizione delle gite fuori Madrid.
Per iniziare abbiamo scelto Toledo.
Organizzazione svizzera come sempre: abbiamo deciso di andare in treno all’ultimo minuto e fino a poche ore prima della partenza non sapevamo neanche da quale stazione sarebbe partito. Scoperto che la stazione era Atocha, ci siamo diretti bel belli alla biglietteria. L’idea era quella di acquistare un biglietto della linea ad alta velocitá (per gli amici AVE).
Il problema era che non avevamo fatto i conti con l’oggetto misterioso delle stazioni spagnole: l’orario dei treni. Oltre a non averlo consultato a casa, non ne abbiamo trovato neppure uno alla stazione. Quindi ci siamo messi in fila per acquistare il biglietto; d’altronde avevamo solo 40 persone davanti a noi…
Arrivati stremati allo sportello abbiamo scoperto che il primo treno utile sarebbe partito 2 ore dopo…
Abbandonati ad Atocha per le due ore seguenti abbiamo quindi deciso di avviare una dettagliata esplorazione della stazione, scoprendola in effetti piú interessante di quello che ci aspettassimo. (Vorremmo dettagliare l’affermazione con una foto, ma avevamo pure scordato di caricare la batteria della macchina fotografica).
La nuova stazione di Atocha (rifatta dopo l’attentato) è praticamente un giardino botanico dentro a una struttura di metallo e vetro probabilmente ottocentesca. Il giardino botanico contiene alberi tropicali e uno stagno pieno di tartarughe palesemente felici.
L’altro lato della stazione assomiglia invece a un aeroporto: c’è un gate, un controllo bagagli e un controllo biglietti. Tutto questo per poter accedere ai binari…
Quasi distrutti per la lunga attesa siamo finalmente riusciti a “imbarcarci” sul treno. Tutto nuovo, comodo e puntuale: quasi delle sedie da barbieri al posto delle solite scomodissime poltronicine. Dopo solo mezz’ora di viaggio (piú di 80 km e J che é riuscito comunque ad abbioccarsi) eravamo giá arrivati alla bellissima stazione di Toledo. Inaugurata nel 1919, è in stile “neo-mudéjar” ( una rivisitazione moderna dell’omonimo stile arabo-iberico: mudéjar) e merita una visita.
La cittá storica è bellissima (non per niente è patrimonio dell’UNESCO): medioevale e abbarbicata su di un’altura. Da dentro assomiglia molto alle cittá toscane e umbre: vicoli stretti e tortuosi, balconcini in ferro battuto, piazzette meravigliose. Ci siamo quindi persi quasi subito alla ricerca di scorci imperdibili, per poi accorgerci che non potevamo fare molte foto perchè avevamo dimenticato anche il caricabatteria della digitale.
Tra le cose piú belle che abbiamo visto: ovviamente tantissimi scorci, ovviamente la cattedrale e le sue vetrate
e infine a sorpresa la Sinagoga del Tránsito (che oggi ospita il Museo Sefardí)
, bellissimo edificio del 14 sec.
In giro molti turisti, quasi tutti americani, e una infinita serie di negozietti di inutili spade, armature, balestre e altre amenitá finto medioevali. Dopo una giornata di vagabondaggio abbiamo trovato un hostal silenzioso e pulito per dormire il sabato notte. Abbiamo cenato al circolo delle arti: un altro bellissimo locale ospitato in una chiesa romanica sconsacrata. Davvero meritevole: buon cibo, buona musica e belle esposizioni.
Il giorno dopo, rinfrancati da un sonno ristoratore, abbiamo oziosamente girovagato per le straduzze, incrociando alcuni tipici (?) eventi di questo turistico mondo: un matrimonio di gitani (non mancavano iconografici baldi giovani con i capelli lunghi legati, in completi bianchi col panciotto, camicia viola o altri improbabili colori, camperos ai piedi e infine catenone con medaglione d’oro al collo); un corteo immenso di moto che stava attraversando tutta la regione e che ha sfilato proprio davanti alla cattedrale.
Domenica sera siamo tornati a casa soddisfatti di questa nostra prima gita: chi se l’aspettava che appena fuori dalla conca desertica che circonda Madrid ci fossero tali gioiellini?
Pubblicato da alejrnoi
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