Cuba por fin – Terza parte

20 Giugno, 2009

Le otto ore di autobus da Pinar del Rio a Trinidad si fanno sentire al nostro arrivo anche se tutto sommato le abbiamo fatte su alcune delle “autostrade” meglio tenute dell’isola.

Trinidad ci accoglie immediatamente con le sue meravigliose stradine, i suoi colori

e i suoi mercatini…

Ah… quanta eccitazione…

Organizzati come sempre, avevamo scelto durante il viaggio una casa particular che ci ispirava.

Ma una volta arrivati era occupata e il fotografo che la gestisce ci ridirige (a Cuba si trova sempre un’alternativa) da Marilú, un paio di case a lato.

L’impressione é buona (accolti da Vicky, il cane di casa, e si confermerá un’ottima scelta) cosí ci alloggiamo, lasciamo i bagagli e partiamo alla scoperta delle meraviglie della cittá.

Siamo a due passi dalla piazza centrale, la Plaza Mayor e approfittiamo per visitarla subito.

Ci sentiamo davvero a casa in questo posto e la Plaza ci toglie subito il fiato

Ceniamo lí in giro (troppo caro) e facciamo un paio di foto visto l’ambiente e i personaggi…

Il giorno dopo subito in spiaggia!!

¡¡¡Che meraviglia!!!

Naturalmente al mattino perdiamo l’autobus per andarci (gli orari e le fermate non sono esattamente tedeschi) peró dividiamo un taxi con una coppia di divertentissimi canadesi.

La playa Ancon é davvero quello che cercavamo dopo tanto girovagare

Quasi completamente cotti dal sole e dal vento facciamo comunque fatica ad andare via…

Del resto chi poteva darmi torto? Siamo ai Caraibi o no?!?!?

Alla fine rientriamo e decidiamo di cenare in casa con aragosta come proposto da Marilú (spendendo meno della sera precedente). L’aragosta, anche se fresca, purtroppo era un pó troppo cosparsa di salsa marsalata: sará per la prossima volta. Ci godiamo nuovamente la terrazza

e a letto.

Al risveglio la incontrollabile voglia di spupazzare coglie Alessia come al solito e passiamo una bella oretta in casa a rincorrere bestiole per la casa

nell’entusiasmo generale

La fame di spiaggia é incontenibile: torniamo subito a la playa Ancon dopo una sana colazione caraibica

(anche troppo… e un bel panino con il chorizo?)
Ancón é un incanto

Torniamo completamente distrutti e ci concediamo un pó di relax prima della cena in casa

Controllando gli orari degli autobus al rientro dalla spiaggia, ci rendiamo conto che saremmo potuti partire per Santa Clara solo due gg dopo. Ci rassegniamo molto rapidamente: Trinidad e la famiglia di Marilú sono la cosa migliore vissuta a Cuba fino ad ora.

Ci concediamo un altro giorno di spiaggia quindi e passeggiamo un pó per Trinidad per gustarci gli ultimi momenti qui

Anche se siamo stati benissimo arriva il momento dei saluti.
Spupazziamo Vicky per l’ultima volta e ci facciamo una bella foto di famiglia

anche se Alessia non ne voleva sapere di mollare la piccola…
Lasciare Trinidad é stato davvero molto difficile ma la visita alla tomba del Che era assolutamente da fare.
Partiamo da una stazione piuttosto monotematica nelle sue decorazioni

e un autobus lento e freddissimo ci porta a Santa Clara in tre ore.
Lí non siamo altrettanto fortunati con la casa; la signora consigliataci da Marilú (sempre il passa parola) non puó ospitarci e ci dirige da una sua amica piuttosto pesante.

Peró qui abbiamo una missione e dovremo dormirci solo una notte.

La tomba del Che é l’unica cosa degna di nota in una cittá sporca e inquinata.
Ma ci trasmette immediatamente tutto il suo fascino

e per qualche ora torniamo a sognare…
Poi il puzzo e la freneticitá della cittá ci riportano tristemente alla realtá: é il momento di tornare a La Habana.
Non sono ore facili ve lo assicuro

anche se riusciamo a concederci qualche sprazzo di ottimismo

(meglio dire di patacchismo nel mio caso) nella ospedaliera stazione degli autobus di Santa Clara.
Dopo un allucinante inizio di viaggio circondati di musica latina orribile che mi aveva fatto temere il peggio, l’autobus ci porta piú tranquillamente a destinazione.
Torniamo a dormire anche se solo per una notte dalla signora che ci aveva ospitato a la Habana.
Ci resta solo un giorno e decidiamo di fare il tour classico del turista: mercatini, mojito a la Bodeguita del Medio (dove per mangiare circondati da italiani quasi ci spellano), daiquiri a la Floridita e tante foto.

Finiamo il nostro tour chiacchierando un paio d’ore con la padrona di casa su quanto é cambiata la vita a la Habana e quanto é dura avere tante limitazioni.
É arrivato il taxi: il volo per Madrid ci aspetta.
Alla prossima volta Cuba e grazie.


Cuba por fin – Seconda parte

12 Aprile, 2009

L’arrivo a Pinar del Rio é caratterizzato dalla caccia all’uomo.

Infatti, appena i turisti scendono dall’autobus, vengono assediati da molte persone che ti propongono di dormire a casa loro, di fare un’escursione, di comprare sigari, ecc.

Dopo una breve trattativa ci accordiamo con “el moro”, un ragazzone di 110 chili che faceva pugilato e che ha un appartamento la cui vista dá proprio sul parcheggio degli autobus. Tutto casa e lavoro insomma.

Diciamo che, con ogni probabilitá, in casa non mancava il cibo

In ogni caso sanno il loro mestiere e l’accoglienza é ottima. Ci piazziamo immediatamente sul terrazzino per pranzare e la signora ci fa capire subito che in casa non si scherza con le razioni

El moro ci organizza subito un’uscita a vedere come si lavora la pianta piú importante in questa zona: il tabacco.

Andiamo niente popó di meno che da Robaina, l’unico privato che ha dato nome a una marca di puros (sigari).

Ci portano due amici del nostro padrone di casa (ovviamente) a bordo di una meravigliosa Lada

con vetri rossi che ci garantiscono una visione “Chernobyl” del paesaggio veramente irripetibile

Sul posto ci accoglie come guida uno dei nipoti del decano Robaina

che, senza nessuna voglia, ci descrive il funzionamento della piantagione e ci fa spiare l’interno di una delle affascinanti case del tabacco.

Veder preparare un puro (anche se in modo molto semplificato) resta un’esperienza affascinante

Rientriamo in cittá e passiamo la serata al teatro Milanes. Davvero un posto fantastico con un patio all’aperto dove abbiamo ascoltato un gruppo locale e incontrato un cantante davvero molto simpatico, Felix.

Il giorno dopo via, verso Maria la Gorda. Il viaggio da Pinar del Rio é piuttosto lungo (2 ore e mezza di strada) ma volevamo assolutamente vederla.

Infatti la spiaggia é un vero paradiso

Ecco cosa voleva dire: stare ai Caraibi…
Passiamo la giornata fra sole, acqua cristallina e libri: una vera meraviglia. Anche se ovviamente finiamo per bruciarci.

Dedichiamo l’ultimo giorno a Pinar del Rio a una gita a Viñales.
Ce l’avevano consigliata tutti e non potevamo non vederla ma l’impressione é che fosse decisamente troppo turistica per i nostri gusti.

Decidiamo subito di prendere una bici per visitarne i dintorni e vedere i famosi “monogotes

Partiamo piuttosto baldanzosi

circondati da un paesaggio davvero meraviglioso

nel quale forse anche Tim Burton si sarebbe trovato a suo agio

Completamente distrutti da quasi tre ore di bicicletta sotto il sole circondati da compagnie discutibili

decidiamo che la nostra gita si poteva limitare al primo punto segnalato dalla guida, il mural de la preistoria.

Mangiamo qualcosa sul posto circondati da italiani e rantoliamo di nuovo in cittá.
Ci facciamo venire a prendere di nuovo dagli amici della Lada inviando un SMS da 3 euro (!).
Il giorno dopo decidiamo di prendere un taxi compartido per Trinidad.
Pinar del Rio non é una cittá molto publicizzata ma ci é piaciuta: é molto attiva e molto cubana, ha il suo fascino

Salutiamo e ringraziamo el Moro pronti per la prossima destinazione: Trinidad.
Solo 8 ore di macchina ci separano dalla meta…


Cuba por fin – Prima parte

6 Aprile, 2009

Dopo ormai 9 mesi di permanenza all’estero, abbiamo deciso di concederci il viaggio di nozze.

Eh giá: con tutti i preparativi per il matrimonio e il trasloco, l’anno scorso non eravamo riusciti a prenderci un pó di tempo per fare un bel viaggio.

Quindi una volta tornati dalle vacanze di Natale a Faenza, abbiamo iniziato a programmare il viaggio tanto anelato.  Marzo ci era parso il momento migliore per visitare Cuba; stagione secca, inverno caraibico quindi almeno 20 gradi.

Le offerte erano piuttosto buone: la crisi aiuta per certe cose…

Naturalmente abbiamo prenotato solo il viaggio in aereo (con Cubana…) e due notti in albergo per ambientarci appena arrivati a la Habana. Il resto lo avremmo improvvisato in base a una traccia di percorso preparato qui.  In realtá non preparammo molto prima di partire (soprattutto per colpa mia…).

Il venerdí pomeriggio ci presentiamo al T1 pronti per affrontare il lungo volo (10 ore) cotti come due ceci. In aereo proviamo a dormire ma non é cosi semplice con l’impianto audio che si blocca e continua a fischiare incontrollato per ore nella disperazione collettiva.

Arriviamo piuttosto sconvolti nella serata dello stesso venerdí (loro sono indietro di 6 ore) e dopo aver cambiato i nostri euro in CUC, veniamo catapultati in un taxi da un servizio d’ordine organizzato in modo quasi militare per distribuire i turisti appena arrivati.

Per 25 CUC ci porta al nostro albergo nel centralissimo quartiere Vedado.

Nei quasi venti chilometri che ci separano dalla cittá iniziamo ad apprezzare cosa vedremo a Cuba: un parco macchine molto curioso, povertá ma anche tanta vitalitá.

L’albergo non é un granché almeno per gli standard europei: costa una follia (80 CUC  a notte) e non é neppure particolarmente pulito. Ci convinciamo della validitá delle casas particulares come alternativa agli alberghi.

Andiamo a letto cercando di prendere il ritmo del fuso orario e tutto sommato ci svegliamo piuttosto pronti

La cittá ci aspetta!!

Partiamo per l’esplorazione della Habana vieja. Ovviamente con i meravigliosi mezzi messi a disposizione dalla ingegnosa popolazione cubana.

A la Habana restiamo tre giorni girovagando spesso con il naso all’insú affascinati da tanti palazzi e tanti scorci meravigliosi

Giornate interessanti passate fra messaggi intelligenti

auto imperdibili

(avevate mai sentito parlare della FIAT Polski???) e momenti di autentica emozione

abbiamo passato l’ultimo giorno in compagnia di una vecchia amica di famiglia

che non riesce a spiegarsi in nessun modo il motivo del disfacimento italiano degli ultimi anni… Ah la saggezza…

Ma nuove avventure ci attendono e partiamo sognanti verso nuovi orizzonti

Ci trasferiamo a Pinar del Rio nell’est dell’isola. Sulla strada diversi messaggi ci ricordano che stiamo entrando in una regione molto attiva e produttiva dell’isola


¡Un mojito, Pedro!

3 Aprile, 2009

Comincia così il nostro viaggio a Cuba: con il barista del Galileo che urla al collega la mia ordinazione, mentre dietro di noi Daniele Silvestri sta cercando nel pubblico italo-madrileño un qualche fortunato che abbia avuto la buona idea di andarsene dall’Italia prima della “sua scesa in campo”.
Non c’è bisogno di specificare il soggetto, ovviamente. Ne trova uno, che alza la mano in mezzo alla folla. Non posso evitare di chiedermi che cosa pensi dell’Italia di oggi, così diversa da quella di appena 15 anni fa. O se sia come quegli emigranti da Little Italy, che nella nuova patria e a distanza di decenni continuano a riproporre un paese inconsapevolmente anacronistico, che esiste solo nei loro ricordi.
Il mohito del buon Pepe e “la paranza” mi fanno volare con la mente a Cuba. Mi gusto il piacere del sabato del villaggio: mi aspetto molto da Cuba, chissà se sarà all’altezza delle mie aspettative.
E mentre assieme al pubblico intono il coro “Venceremos, adelante. O victoria o muerte”, provo la certezza che sarà un gran viaggio!


Il tempo libero: che meraviglia!

11 Febbraio, 2009

Davvero ci mancava tanto!

Dopo i brillanti risultati dell’esame della settimana scorsa (Alessia 93,5/100 e io 92), abbiamo passato 7 giorni in panciolle senza fare assolutamente nulla.

Una meraviglia!

Finalmente sono terminate le giornate iniziate alle 6 e finite alle 21 correndo da una parte all’altra della Comunitá di Madrid.

Ora possiamo goderci come persone civili le meravigliose ore che dalle 18 (ora in cui arriviamo a casa) vanno fino al momento di tornare a dormire.

Il tempo quá fa ancora schifo purtroppo ma tra poco potremo riprendere a respirare fuori e goderci la cittá.

L’esame non é stato semplice come puó sembrare: hanno respinto piú della metá dei candidati. Inoltre quasi 4 ore di scritto avrebbero messo alla prova chiunque.

Ma abbiamo lottato duro questi quattro mesi e ce la siamo guadagnata. Oltre a questo ci sono da considerare diversi vergognosi colpi di culo vero e proprio.

La sequenza é quasi impressionante: siamo stati scelti entrambi allo stesso livello iniziale (Intermedio 2), abbiamo preso gli ultimi due posti disponibili dell’orario 18-20, la professoressa (Concha) era molto preparata e ci ha aiutato moltissimo.

Non ci sono dubbi che aver fatto il corso dopo pochi mesi dall’arrivo, ci sta aiutando molto, il nostro livello é molto cresciuto. Certo io ancora scrivo come un animale ma mi piace lavorarci. Adesso mi capita addirittura nelle riunioni che la gente non mi guardi tutta concentrata per capire cosa sto dicendo in mezzo agli strafalcioni.

Non é un percorso semplice ma in generale gli spagnoli sono molto disponibili a darti una mano e ascoltare con pazienza le cose orribili che escono dalla tua bocca.

Torno a svaccarmi: non vorrei mai farne troppa…


A grande richiesta: i gatti!!

6 Gennaio, 2009

Molti (?) ci hanno chiesto in queste settimane come stavano i gatti.

Come molti di voi sapranno ci siamo trasferiti qui con le due belve e, a parte il viaggio in aereo, hanno gradito molto il cambio di ambiente. In particolare lui, che é circondato da un certo numero di sfighe (ha tre zampe ed é asmatico) ci ha guadagnato parecchio dalla quasi assenza di umiditá.

Io e lui in particolare condividiamo due passioni: l’informatica

e la capacitá di oziare

Lei invece ha in generale un animo piú selvaggio

anche se sa essere tenerissima

Sicuramente a entrambi piace essere “paciugati”

lui ha una piú ampia capacitá di manifestarlo

(forse dovuta alle sue “ampie” dimensioni).

Una specialitá di lei in questo campo invece é il “cozzo”

che segnala il desiderio incontrollabile di essere ascoltata e seguita: non si possono svolgere altri compiti se lei ha deciso di farsi coccolare.
Il prezzo da pagare se la si ignora é la “colonizzazione”

In ogni caso entrambi hanno uno spiccato senso estetico

e un atteggiamento molto simile quando é arrivato il momento di chiedere cibo

Qualcosa non vi ricorda il film “Shrek”?

In questo quadro paradisiaco occorre riconoscere che un problema c’é…

La notte in particolare per uno di noi puó essere difficile potersi muovere e dormire come una persona normale

ma che dire?

I problemi ci sono anche nelle migliori famiglie, no?


Natale al pueblo

5 Gennaio, 2009

Finalmente dopo tre mesi siamo tornati all’ovile.
La voglia di rivedere amici e familiari era tanta: Skype sicuramente aiuta molto ma non tutti gli amici hanno fatto pace con la tecnologia (anche se molti compaiono inaspettatamente su facebook…) e le chiacchierate serali con la webcam non sono la stessa cosa.
Cosí dopo aver girato un pó per Madrid verificando il livello delle luminarie di quest’anno con un soggetto d’eccezione

abbiamo preso un aereo pieno di bambini il sabato prima di Natale

per tornare al pueblo (termine con il quale i madrileñi definiscono la piccola citta natale).

Appena arrivati a casa ci siamo diretti al compleanno della Paola

Faceva giá freddissimo… Decisamente abbiamo perso l’abitudine…

Poi é partito il fittissimo programma degli appuntamenti. Alessia aveva anche preparato un foglio  excel per gestire la trasferta dove ogni giornata era ripartita in tre parti piú il pranzo e la cena: davvero un tour de force.

La domenica un bel pomeriggio a casa di Fabiana

Finalmente ho rivisto le ragazze: che nostalgia. Con gli amici capita una magia che non ci aspettavamo: anche se sono giá passati sei mesi, é come se ci fossimo visti la sera prima.

Il lunedí cena con i rispettivi gruppi di amici: noi non potevamo che scegliere Mario come destinazione.

Davvero fantastico:  eravamo in 12 a tavola, non speravo in una risposta cosi massiva. Non é mai semplice radunare un pó di persone alla stessa cena. Mi ha fatto davvero bene sentirli tutti cosí vicini: sono un privilegiato anche sotto questo punto di vista.

Poi le cene e i pranzi di Natale con i nostri genitori che purtroppo abbiamo visto troppo poco.

Quindi un turbinio di saluti e visite a parenti e amici fra personaggi discutibili

e inquietanti

Ci siamo divertiti molto anche se qualcosa mi é mancato

Purtroppo la settimana é volata: avremmo voluto avere piú tempo per vedere altri amici ma non siamo riusciti. In compenso il tempo ci ha provato a trattenerci ulteriormente scatenando su Faenza e dintorni la piú spettacolare nevicata degli ultimi 15 anni.

Anche i gatti si sono ritrovati sorpresi

ma non erano gli unici…

Nonostante le condizioni avverse quindi siamo rientrati e abbiamo diligentemente lavorato gli ultimi tre giorni dell’anno. Un pó tristi certo ma pronti a ripartire: un esame di certificazione ci aspetta.


Gita ad Avila

8 Dicembre, 2008

Dopo altre settimane di routine bestiale (sveglia alle 6, lavoro, corso dalle 18 alle 20 e svenimento serale), abbiamo deciso di concederci una piccola gita fuori porta nel ponte dove milioni di madrileñi vanno a spasso per tutto il paese.

Non avevamo molta energia per affrontare trasferte impegnative quindi dopo una breve tratttativa abbiamo optato per Avila. Ovviamente scegliendo il treno.

Per due motivi in realtá: il primo é che é folle pensare di muoversi in macchina nel ponte prima di Natale, il secondo é che senza libretto di circolazione, avremmo potuto avere qualche problema nell’incontrare una pattuglia.

Venerdí infatti ho faticosamente avviato le procedure per immatricolare la macchina qui in Spagna. E tra i 1000 documenti (sempre naturalmente in originale e in fotocopia) che la brillante burocrazia spagnola mi ha chiesto, ho dovuto abbandonare allo sportello sia il libretto di circolazione che il certificato di proprietá del nostro meraviglioso autoveicolo.

Domani dovrei ritornare in possesso di tutto: spero di non dover consegnare altri documenti tipo il titolo di studio per poter ottenere una fottutissima targa.

Ma torniamo a noi.

Siamo partiti con una lauta colazione nella pasticceria vicino a casa

Faceva un freddo anche dentro… Perché usare l’aria condizionata anche a dicembre? Mah…

La giornata a dirla tutta non prometteva benissimo

Neanche si vedevano le torri di Chamartin quando siamo arrivati in stazione.

Ma non ci siamo fermati per cosí poco: del resto eravamo in formissima quindi abbiamo avviato una profonda e interessante conversazione in treno riguardo ai piani economici attuati da Italia e Spagna

Arrivati ad Avila, ci siamo diretti verso la cittá antica fra auto vecchie e nuove

Faceva un freddo porco: quindi dopo essere entrati nella muraglia

davvero molto affascinante e ben conservata, ci siamo concessi una pausa per mangiare qualcosa

Un paio d’ore dopo abbiamo ripreso il giro.
Per prima cosa volevamo provare il brivido di camminare sulla muraglia

Quindi abbiamo resistito alle ventate gelate e alle scalinate molto ripide divertendoci pure

Il tempo sicuramente non ci stava aiutando

forse addirittura il freddo stava avendo influssi psicotropi

Fatto sta che dopo tre ore di passeggiata, seppur affascinati dalla bellezza del luogo

abbiamo optato per una piú convenzionale sosta al bar per una cioccolata calda e siamo rientrati lucidi come all’andata

Il rientro alla cittá natale si avvicina…


Che meraviglia gli amici!

18 Novembre, 2008

Per fortuna in queste ultime tre settimane sono venuti in tanti a farci compagnia.

La monotonia delle nostre giornate consumate tra lavoro e corso é stata rotta da un sacco di serate piacevoli prima con Igor, poi con i genitori di Alessia e questo weekend con Stefano.

Ci siamo davvero divertiti anche questo weekend.

Stefano e la Bene sono arrivati mercoledí e si sono subito tuffati nella cittá girando come due matti.

Venerdi siamo andati tutti insieme a sentire Stefano Bollani al festival del Jazz quindi distrutti dalla settimana, abbiamo rimandato tutto al sabato.

Il tempo é stato fantastico la scorsa settimana qui a Madrid: freddo ma perfettamente limpido. Il cielo era talmente azzurro da farti dimenticare che l’aria é mostruosamente inquinata…

Quindi sabato risveglio con calma; almeno per i padroni di casa…
Gli ospiti si sono lanciati in un altro tour per la cittá mentre noi ci preparavamo per vedere Varekai, il nuovo spettacolo del Cirque du Soleil.

Una battaglia trovarlo a Casa de Campo ma davvero una meraviglia. Chissá che razza di schiera di creativi ci lavorano dentro per avere idee sempre cosi originali…

In serata ci siamo riuniti e via verso la taverna in cui portiamo i nostri ospiti a gustarsi le costillas.

Alcune ore (e tre bottiglie di vino) dopo ne siamo usciti piú o meno massacrati ma davvero felici di essersi finalmente potuti parlare con il piacere di sempre senza le limitazioni sensoriali della chat o del telefono.

Davvero una disintossicata che ci voleva.

Il risveglio domenicale é stato davvero complesso…

Gli ospiti invece erano giá alle prese con il sudoku in nostra attesa

Quindi colazione nel baraccio sotto casa tutti insieme. Che meraviglia!

Diciamo che eravamo svegli quasi tutti…

A questo punto il momento da me tanto temuto: il Rastro

Fortunatamente la gita non é durata moltissimo e la giornata era splendida.

Quindi dopo una bellissima foto di famiglia

siamo ripartiti per prenderci un meraviglioso thé alla menta marocchino.

Quindi pranziamo con calma in Lavapiés concedendoci un meraviglioso kebab

e ci dirigiamo mestamente verso casa.

Sono stati giorni veramente belli: grazie per la visita. Vi aspettiamo quando volete.


“La mattina mi ci vuole il cardiologo, il veterinario o una plastica facciale…”

14 Novembre, 2008

Sveglia alle 6, colazione con l’imbuto, di corsa alla metro, di corsa all’autobus, giornata di lavoro, alle 17 corri all’autobus, corri alla metro, corri alla scuola di lingue, come al solito l’ascensore è pieno, fai di corsa i 6 piani, due ore di lezione, finalmente arrivi a casa, ti prepari da mangiare ed è già ora di svenire nel letto.

Questa è la nostra giornata media. Non vediamo l’ora di finire il corso di spagnolo.

Quindi alla fine capitano i giorni che un po’ cediamo e ce ne stiamo a letto malaticci. Peró che noia se non ti senti bene, hai un po’ di febbricciola, sei a casa da lavoro, il che è positivo, peró non riesci a crogiolarti come si deve nella malattia magari dormendo tutto il giorno. Oggi è uno di questi giorni. Mi giro e mi rigiro nel letto. Fuori è finalmente una giornata splendida: dopo due settimane di pioggia è tornato il tempo di Madrid, sereno, limpido e ventilato. Solo che fa un freddo cane, il vento arriva direttamente dalla Sierra innevata, e cosí non è il caso neanche che esca a fami un giro per godermi la cittá. I nostri ospiti della settimana, Stefano e Benedetta, stanno esplorando a grandi falcate tutto quello che possono di Madrid. Oggi mi farei volentieri una mostra con loro, ma non posso.

E quindi leggo noiosamente i giornali, controllo facebook, faccio i compiti di spagnolo.

Finalmente esce in Spagna Gomorra, che non siamo riusciti a vedere a maggio prima di partire. E giustamente se ne parla molto. Nel frattempo infatti l’hanno presentato a vari festival qua. E giustamente si chiedono come sia possibile che in una democrazia europea un sistema criminale abbia tanto potere sullo Stato da permettersi di decidere sulla vita di uno scrittore e giornalista (ovvio che la Russia non è una democrazia e quindi non si conta).

Ieri sera a Genova hanno letto la sentenza per i crimini nella Diaz. Questa sentenza è una risposta alla domanda di cui sopra. Certo che è possibile se nel medesimo Stato anche la polizia costituisce un sistema criminale intoccabile dalla magistratura, perchè braccio armato di un gruppo di potere fascista ed eversivo, piduista e purtroppo al governo, e ancor più intoccabile.

Chiudo il sito di Repubblica con un principio di gastrite e mi butto sulle pulizie di casa.

“Oggi sono in stato evidente di cambiare programma…” (Bandabardò)